TELEGRAPH WRPD UN-lockdown

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artist LOLITA
editor IRENE RITA SPINI
graphic GIULIA FRULLO


CORPO - Quante volte ci soffermiamo sulla nostra immagine con un occhio critico, malizioso e a volte indolente? Ci guardiamo per controllarci, scrutarci e cercare magari qualcosa di inusuale; ci guardiamo per ammirarci o per giudicarci. Gli incavi e le curve del nostro corpo ci accolgono e ci raccolgono, ci mostrano per come abitiamo noi stessi. Un riflesso, una scheggia, un lampo di quello che ci scorre dentro. Per lungo tempo ho abitato il mio corpo pensandolo come un’estensione necessaria e ingombrante della mia mente, spingendolo di qua e di là nei miei sbalzi d’umore, prima un nemico e poi un rifugio. Poi ho capito che la mia mente e il mio corpo lavorano in sincrono e dipendono l’una dall’altro in un’armonia che è pienamente necessaria. Per capire se la mia mente sta scivolando verso il nervosismo mi basta abbassare gli occhi sulle mie unghie e immediatamente capisco, se sono mangiucchiate sono state effettivamente vittime del mio malessere, se invece ho deciso di lasciarle in pace significa che così male, in fondo, non va. Documentare il proprio corpo significa fissare nella mente il nostro attuale, quello che si riversa all’esterno; una goccia di noi. È così che riconosciamo anche gli altri. La bellezza è sì una ricerca, ma una ricerca che si indirizza. Quando amiamo qualcuno il suo corpo si plasma nel sentimento, un gomito aguzzo diventa una carezza dolce, delle labbra sottili si fondono morbide come olio. È così che
dobbiamo pensare anche a noi stessi: fondere il nostro emotivo con il nostro fisico, riconoscere l’armonia che collega come un filo il nostro movimento al nostro pensiero. Un modo di stare seduti, un arricciare del naso, un aggrottarsi delle sopracciglia sono i cerchi concentrici dell’acqua della nostra anima che affiorano alla superficie. Il corpo come casa, come cava dove attingere per pescare una chiave che ci apra noi stessi. Dobbiamo avere un occhio di riguardo per il corpo e per la mente, in sincrono; per amarci e per rispettarci.

SESSO - Quando penso al sesso, l’immagine nella mia mente si frammenta: ci sono un po’ di espressioni trasognate, un po’ di fiatone, abbracci o morsi. Le sfumature sono molteplici e tutte completamente diverse, racchiuse nella stessa concatenazione. A volte vogliamo far sesso con qualcuno per come ci accoglie, per come parla e a volte semplicemente per come ci guarda. Il sesso è sia il problema che la soluzione. Si può partire dall’amore o dal divertimento, dalla rabbia. Tutte strade che nelle loro svolte e nei loro cunicoli possono portare nel sesso. Definiamo la nostra identità in dialogo e a volte in contrasto con la nostra sessualità, con quello che vogliamo gli altri vedano in noi.

SOLITUDINE - In queste giornate vuote, ho preso l’abitudine di sorridermi quando vedo il mio riflesso nello specchio. Ho imparato a cercare i miei amici, ho capito quanto sia importante pensare le persone. Pensare a una persona e immaginare la sensazione della sua presenza. Farsi venire voglia di scriverle, di farle capire che la si sta immaginando. Mi sono sempre considerata una persona solitaria, ho capito ora che la solitudine non è semplicemente ignorare gli altri. Gli altri ci sono, ci formano, ci fanno sentire anche noi stessi. Non penso che dopo questa esperienza sottovaluterò o darò per scontato il sentimento che può scatenare l’assenza degli altri quando in realtà la presenza di chi amiamo è sempre intorno a noi. Farò tesoro della mia solitudine in quanto la distanza permette la chiarezza. Ma non voglio dimenticare quanto sia indispensabile avere qualcuno che riempia la propria stessa
assenza.